Da "La Nuova Sardegna" del 15 agosto 2007.
Parla Carlo Marcetti, docente di economia del turismo
SASSARI. "Fare un analisi con i dati ufficiali sottomano non è certo semplice, anche perché è da due anni che dati non ne abbiamo". A parlare è Carlo Marcetti, docente di Economia e imprese del turismo del Polo universitario di Olbia, "Il punto però a mio avviso non è capire esattamente quanti turisti siano arrivati nell'isola o se siano un po' meno o un po' più della scorsa stagione, ma capire chi sono questi turisti, dove vanno, come si comportano, quanto spendono. E soprattutto quando vengono. Non penso infatti che ci sia necessità di rafforzare il carico sulle nostre spiagge durante luglio e agosto. Semmai la vera scommessa è far venire i turisti a maggio e a settembre, o magari anche a novembre e dicembre".
Molte le criticità: "Innanzitutto - spiega Marcetti - una cultura dell'ospitalità da imparare. E che non è la tanto decantata ospitalità sarda, ma vuol dire offrire servizi all'altezza delle aspettative di una clientela sempre più matura, informata ed esigente". Niente bicchieri di carta per i cocktail per intenderci: "Sembra una piccola cosa - sottolinea Marcetti - ma un turista è anche disposto a spendere una certa cifra per una bevanda, ma vuole che il servizio, il contorno, la soddisfazione che ne deriva, sia all'altezza della spesa. Non è certamente un caso il fatto che le strutture alberghiere che meglio hanno affrontato la crisi sono quelle che si sono dotate di servizi aggiuntivi di qualità. Non si può pensare di andare avanti solo con letto e mare, soprattutto se si vuole lavorare tutto l'anno". Poi il nodo dei trasporti:
"Con i low cost abbiamo incrementato il turismo internazionale - spiega il docente - ma stiamo perdendo il mercato nazionale. E' un controsenso che sia più facile e agevole raggiungere Alghero per un londinese che per un lombardo. Come è un controsenso che non ci sia una griglia di prezzi che varia da gennaio a dicembre. Che invogli la mobilità fuori stagione. Abbiamo bisogno di una vera continuità territoriale. Non quella degli sconti per i sardi, ma quella che colleghi l'isola al continente per tutti. Solo allora saremo davvero nel mercato". E alla mobilità esterna si deve affiancare quella interna: "Non possiamo fare arrivare centinaia di migliaia di persone a porti e aeroporti e poi non dargli la possibilità di muoversi all'interno della Sardegna. Basti un dato per tutti: i turisti low cost che usano mezzi delle FdS per spostarsi in Sardegna sono meno dell'1%".
E il tutto con una regia: "Che deve essere istituzionale - spiega Marcetti - qui non si tratta di colori politici o di polemiche sterili. Purtroppo entrambi gli schieramenti si dividono le colpe. Qui si tratta di fare partire finalmente una campagna di pubblicità istituzionale che manca da sette anni. E di far decollare il sistema delle STL che sulla carta è una Ferrari, ma che purtroppo e inspiegabilmente ferma ai box".