OLBIA. C’è molto simbolismo nella scelta della sede dell’università del turismo di Olbia.

Da "Rassegna Stampa (Ca)" del 22 ottobre 2003.



E' all'aeroporto, è stata offerta dalla Geasar, è il segno della collaborazione tra un privato che di turismo vive e un pubblico che lo studia. E' in un luogo nonluogo, punto di arrivo di milioni di passeggeri, turisti soprattutto. Osservatorio privilegiato, è a due passi dalla libreria Feltrinelli, altra scommessa
sulla città. E' una facoltà di economia il cui anno accademico verrà inaugurato oggi, alle 11. Un'economia (vivace) che ora chiede anche cultura.


Olbia capoluogo della nuova provincia. Capoluogo economico, finora. Città dinamica economicamente e socialmente. Città capace di passare da 15mila a 60mila abitanti in meno di 40 anni, assemblando quartieri dall'edilizia discutibile, senza servizi, e poca coesione sociale. Tranquillità, per anni, sì, retta sulla convivenza tra nucleo terranovese e gallurese, e microcosmi di Bitti, Buddusò, Orune, Lula, Cagliari, della penisola... Rapporti solo formali, alla base di tutto. Non esclusione: ci sono stati anche sindaci non terranovesi, dagli anni Sessanta in poi. Dice Francesco Morandi, responsabile della sede universitaria di Olbia: «Gli studenti dell'anno scorso sono stati attratti da alcuni esami: lingue, economia aziendale, macroeconomia e microeconomia». Materie economiche, soprattutto. E' come una conferma dell'inclinazione naturale dei galluresi alla libera impresa: un istinto anarchico ereditato dall'economia autosufficiente degli stazzi e fondamenta delle piccole e medie imprese a Calangianus, a Olbia, ad Arzachena. Conferma Morandi: «Il primo anno ha raccolto studenti eterogenei. Molti galluresi, anzi la maggior parte, che qui hanno cercato un perfezionamento professionale». Ora, i primi passi di un'inversione. Il turismo resta l'economia più forte, che dà più prospettive. Gli studenti sono aumentati di numero, ma c'è un salto anche qualitativo: molti hanno più coscienza del ruolo capitale della conoscenza nella conduzione delle imprese turistiche. Quarant'anni dopo la nascita della Costa Smeralda, è l'età della maturità, a Olbia. L'università ha aperto una sede in Gallura perché gli atenei hanno bisogno di essere competitivi, è indiscutibile; ma c'è una ragione che non è solo economicistica. Ancora Morandi: «E' la prospettiva, a farci credere in questo progetto». Olbia non vuole più avere solo questo ruolo di città esplosiva, in continua, tumultuosa crescita. Settori della città avvertono sempre più l'esigenza di dare gambe solide a questo sviluppo, e di regolamentarlo, di consolidarlo. Il primo a parlare di università fu Gian Mario Selis, allora presidente del consiglio regionale. In visita in città, disse questo: prima di tutto, fatevi l'università. Era un modo elegante di suggerire maggiore attenzione alle pagine dei libri, non solo a quelle dei libri contabili. Era diffusa nell'isola, e forse lo è ancora, l'opinione che Olbia fosse una Miami di provincia, una città (s)venduta al facile profitto, punto e basta. Equivoci. Perché Olbia, prima ancora di abbracciare il turismo, disse no all'industria, a quella particolare industria che era il petrolchimico e che tutti, in Sardegna, avrebbero accolto subito dopo. Si sa come è finita, l'avventura: si sa meno che Olbia respinse quello sviluppo perché avrebbe minacciato l'ambiente, il bene primario. E' qui, nella città del turismo, che si inserisce l'università che oggi inaugura il secondo anno. La Gallura pochi giorni fa ha costituito un distretto turistico, è il primo nell'isola. Si chiama Gallura-Costa Smeralda, perché il Consorzio ha ceduto il suo marchoi finora esclusivo: un segno dei tempi, anche questo. C'è poi la provincia futura, ente che ha il ruolo di coordinamento delle iniziative economiche. Dice Morandi: «Credo che noi, università, e la provincia, alla pari, possiamo contribuire enormemente allo sviluppo del turismo, alla cultura d'impresa». Alla pari, proprio come sta facendo l'università con i propri partner. C'è la Geasar che concede lo spazio all'aeroporto e che sta lavorando con Meridiana per organizzare viaggio studio in Europa, in America, «perché gli studenti tornino qui con esperienze internazionali» precisa Morandi. C'è la Starwood, per gli stage, e poi l'Astoi (l'associazione dei tour operator), il Touring club. «Avvieremo nuovi corsi, anche per illustrare la legge Biagi sui nuovi lavori» spiega il responsabile della facoltà. Con la libreria Feltrinelli, lì a due passi, c'è una mezza intesa per la presentazione di libri. Tutto pronto, dunque, ma anche difficoltà: manca la mensa, mancano ancora alcuni docenti. Ma sono problemi sormontabili, dopo che l'università ha spiccato il volo dall'aeroporto, come diceva lo slogan dell'anno scorso.





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