Niente spezzatini, Olbia ha il ruolo guida
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Da "La Nuova Sardegna" dell'11 giugno 2005.
A Olbia compete il ruolo di capoluogo unico della provincia. come da copione già scritto. Da Tempio è ripreso a soffiare il vento della rivendicazione di una presunta porzione di uffici provinciali, in omaggio al doppio nome attribuito alla provincia. Si è addirittura vistosamente presentata la loro sede provinciale, con la notazione di essere... arrivati primi nella... eterna gara con Olbia. Occorrono dunque alcune puntualizzazioni. Premesso che sono le istituzioni al servizio dei cittadini e non viceversa, con l'inevitabile corollario che esse debbono essere allocate dove più consistente è la massa demografica, si osserva: 1) un ente pubblico non può configuarsi... a spezzatino. Qualcuno dovrà pur dire a questi strateghi da strapazzo che verrebbe creato un mostro giuridico, fonte di catastrofiche conseguenza: difficoltà di contatto e concertazione fra i 3 organi, disagio e oneri per i cittadini costretti a peregrinare tra vari centri per il disbrigo delle pratiche, aumento delle spese istituzionali, etc. Insomma saremmo alla paralisi dell'ente, facendoci rimpiangere la vecchia appartenenza a Sassari. 2) Il primato gallurese di Olbia è incontestabile: porta della Sardegna, fulcro di tutte le comunicazioni, polo turistico internazionale, sede di parecchie industrie e banche, nonché presidio sanitario, fiscale e universitario e, coi suoi 50.000 abitanti, quarto comune isolano. Cos'altro si vuole per reclamare il ruolo di sede unica della provincia? 3) Sarà il consiglio provinciale a designare la sede del capoluogo, a maggioranza qualificata. E' difficilmente ipotizzabile che i 24 consiglieri eletti, a stragrande maggioranza espressione dei 3/4 della popolazione olbiese della bassa Gallura e delle appendici lugudoresi come Budoni, Alà dei Sardi, Buddusò, Oschiri e Berchidda, non si pronuncino in tal senso. 4) L'unico apparente argomento tempiese è la doppia denominazione. Qui occorre notare che di simili ne esistono 3, ma in nessuna di esse di verifica la frammentazione degli uffici. Come accade nelle 100 province italiane a nome unico. 5) E' giusto ricordare che le nuove province, a causa della loro matrice regionale, nascono orfane degli uffici statali (prefettura, questura, camera di commercio, banca d'Italia, motorizzazione civile, direzione postale, provveditorato agli studi, ecc.) e quindi con una ridotta sfera operativa, che si traduce in una modesta utilità per la popolazione. Occorre una massiccia mobilitazione della classe politica locale, insieme ai parlamentari sardi, per ottenere una legge nazionale che colmi tali lacune. Solo allora, sempre che l'operazione andasse in porto, si potrà parlare di vera provincia. Lello Monaco
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